‘This is a war on birth’: how one US organization helps pregnant Palestinians from afar

As the war worsens, Safe Birth in Palestine Project finds holes in the system to bring women aid – and tries to stay hopefu

https://www.theguardian.com/world/2024/feb/07/gaza-pregnant-women-safe-birth-in-palestine-project#img-1

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Il collasso del sistema sanitario di Gaza indica l’intenzione di genocidio”: il paper internazionale di medici e ricercatori

Alle voci che si alzano a livello internazionale per chiedere il cessate il fuoco e il termine dell’offensiva militare israeliana nella Striscia di Gaza si unisce un nutrito team di medici e scienziati che hanno redatto un paper intitolato “Sul dovere internazionale di proteggere la popolazione di Gaza, come il collasso del sistema sanitario indica l’intenzione di genocidio”.
Il dettagliato documento è stato redatto a fine gennaio da una ventina di medici e ricercatori di calibro internazionale ed è attualmente in revisione al Journal of Public Health and Emergency, autorevole rivista scientifica specializzata in analisi su sanità pubblica ed emergenze sanitarie.

Nel testo gli autori affrontano la questione da un punto di vista strettamente sanitario, utilizzando il termine “genocidio” perché ritengono il deterioramento del sistema sanitario a Gaza non sia un “effetto collaterale”, ma un atto deliberato per infliggere danni massicci alla popolazione. Un attacco sistematico e intenzionale contro un gruppo di persone, e nel contesto specifico, attraverso la negazione dei diritti alla salute e alla sopravvivenza. “Attacchi militari e bombardamenti degli ospedali, assedio e occupazione delle strutture sanitarie, privazione di carburante e forniture mediche, cibo e acqua, uccisione del personale e detenzioni indiscriminate”. Nell’articolo scientifico la conta delle vittime degli attacchi al sistema sanitario al 22 gennaio: 374 tra medici e infermieri uccisi e 99 sanitari arrestati per non aver obbedito agli ordini di evacuazioneA parlarne al Fatto è la dottoressa Paola Manduca, prima firmataria del report che attinge dai dati riportati dalle organizzazioni sanitarie attive ai confini della Striscia di Gaza e dalle testimonianze di colleghi con i quali gli autori hanno collaborato in anni di cooperazione internazionale. “Rispetto a quando abbiamo consegnato il lavoro, la situazione è ulteriormente peggiorata – spiega – Oggi nella Striscia di Gaza funziona solo un ospedale rispetto ai 36 originariamente attivi, a metà gennaio le strutture ancora attive erano tre. A ciò si aggiunge la sospensione dei fondi per l’Agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi (Unwra), unica organizzazione in grado di confrontarsi adeguatamente con l’enorme emergenza umanitaria in corso”

Tra gli autori Alice Rothchild, già dottoressa e docente all’Harvard Medical School e attivista di Jewish Voice for Peace (organizzazione ebraica che promuove una soluzione equa e pacifica al conflitto israelo-palestinese), Alan Meyers, professore emerito in pediatria a Boston e Derek Summerfield del King’s College di Londra. Molti i medici italiani coinvolti, tra i quali il cardiochirurgo infantile Vincenzo Stefano Luisi, che da anni coordina le missioni umanitarie italiane a Gaza con il Palestine Children’s Relief fund e Gianni Tognoni della Fondazione Lelio Basso. “Attaccare la sanità pubblica in ogni suo aspetto (strutture, approvvigionamenti, personale) in modo cosi violento, deliberato e pervasivo – è la tesi esposta del documento – è un crimine che ha come conseguenza potenziale la morte di un’intera popolazione”.

Tra gli elementi sottolineati nell’articolo in peer-review, “le unità di terapia intensiva neonatale e i reparti maternità negli ospedali che sono stati tra i primi obiettivi militari di ogni attacco agli ospedali. Delle circa 180 donne che partoriscono ogni giorno pochissime riescono a ricevere assistenza e non funziona alcuna unità di terapia intensiva neonatale”. Stando alle testimonianze raccolte, il personale sanitario continua a lavorare “come può”, ma l’ingresso di aiuto professionale dall’esterno è fortemente limitato. Per questo, come riferito anche dai medici che hanno portato in Italia i primi pazienti rifugiati, molte operazioni urgenti avvengono senza anestesiae strumentazione adeguata. Così gli ospedali diventano sovraffollati luoghi di asilo per gli sfollati: “Il personale che ha deciso di non accettare l’evacuazione riesce a salvare delle vite – spiega ancora Manduca – ma l’obiezione all’evacuazione li espone al rischio di ulteriori attacchi da parte dell’esercito israeliano”.Il testo scientifico descrive ulteriori dettagli dell’emergenza sanitaria: “Molte ferite, divenute incurabili, rischiano l’infezione, rendendo le amputazioni una drammatica ma necessaria scelta per preservare la vita”. Viene evidenziata la mancanza di assistenza medica essenziale: “Non sono stati forniti farmaci ai pazienti affetti da malattie croniche, lasciando senza trattamento 1200 pazienti in dialisi, inclusi 45 bambini. Tutti i farmaci e le attrezzature terapeutiche sono filtrati ai varchi e non raggiungono gli ospedali. L’attacco diretto alle ambulanze da parte dell’esercito ha ridotto la disponibilità di questo servizio vitale, mentre si registra un aumento esponenziale di malattie contagiose, anemia, diabete e ipertensione, patologie già diffuse a Gaza e aggravate dalla scarsità di medicinali”. Questo crollo del sistema sanitario trova conferma anche nei report dall’Organizzazione Mondiale della Sanità del 21 dicembre e del 15 gennaio, nei quali viene sottolineato come il “sistema sanitario vicino al collasso” si combina dalla “grave malnutrizione” generata dal conflitto, creando una crisi umanitaria senza precedenti. “In queste condizioni – conclude Manduca – ci prendiamo la responsabilità di utilizzare il termine genocidio perché la vita di quasi un quarto della popolazione civile di Gaza è a rischio”.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/01/14/operatori-sanitari-in-piazza-a-genova-per-chiedere-il-cessate-il-fuoco-a-gaza-in-cento-giorni-uccisi-374-tra-medici-e-infermieri/7409736/

 

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*A daily update for the Israeli ongoing aggression on Gaza– February 3* *Day 120 of the Israeli genocidal war*…

The aggression on Gaza:
o The death & injured toll:
▪ The Palestinian death toll from the ongoing Israeli aggression has exceeded 27.238, of which 75% are children, women and elderly people. (+11.500 children, 8.000 women and 1.049 elderly people).
▪ More than 7.000 Palestinians are still under the rubble of the destroyed homes including over 5.000 children.
▪ The number of injured people has exceeded 66.452 most of them children and women according to the Health Ministry.
▪ More than 2.296 massacres against Palestinian families by bombing their homes while they were still inside.
▪ 471 people killed in the massacre of bombing the Al-Ahli Baptist Hospital on October 17.
▪ +45 members of the civil defense rescue teams killed while on duty.
▪ The death toll includes 152 UNRWA staff killed by the Israeli occupation army, and 26 others injured.
o The Israeli arrests of Palestinians from Gaza:
The Israeli army conducted arrests and forcible disappearance to around 2,500 Palestinians from Gaza, as they are held in unknown locations. Images and videos by the Israeli occupation soldiers showed how they arrested hundreds of Palestinians after forcing them to strip off their clothes.
Feb 03, 2024
*Official website – Hamas movement*
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Il patrimonio millenario di Gaza cancellato dalle bombe

Gli attacchi israeliani sulla Striscia hanno causato una strage di civili e la distruzione della storia, dell’arte e della cultura del popolo palestinese. È stata colpita l’ìdentità culturale palestinese: in macerie antiche moschee, monasteri, musei, siti archeologici, biblioteche, centri culturali

In questi terribili mesi di massacri e distruzione ho cercato con ansia, e whatsapp, amiche e amici di Gaza. Ho trovato Nashwa Alramlawi, giovane archeologa e architetta. Adesso, come quasi due milioni di persone, sfollata al sud. L’avevo incontrata più volte a Gaza, dal 2016, mentre dirigeva un cantiere di restauro del Monastero di San Giorgio, a Deir El Balah, che ho poi visto diventare una biblioteca e spazio giochi per bambini.

Nashwa, Fadel e il Monastero di St. Hylarion

Ero spesso a Gaza per seguire lo svolgimento di progetti di Cultura è Libertà con il Conservatorio nazionale di musica Edward Said e mi aveva colpito l’amore dei suoi abitanti per la musica, per l’arte, per la cultura. Ero sorpresa da ragazzi che improvvisavano un concerto sulle macerie del grande teatro Meshal, distrutto pochi giorni prima da missili israeliani.

Nel 2019 Nashwa mi accompagnò a visitare il grande sito di restauro del monastero di St. Hilarion (Umm El-Amr), del V/VI sec. d.C., in riva al mare, scoperto nel 1997 da Jean-Baptiste Humbert della Scuola biblica e archeologica francese di Gerusalemme, oggi 84 enne. Ricordo la meraviglia dei mosaici, il cui restauro era diretto da un archeologo francese, studenti e studentesse al lavoro. Il direttore dei lavori, Fadel, entusiasta archeologo, diceva che Gaza è piena di siti archeologici, difficili da restaurare, perché servono molti soldi. Ci disse anche che, per il monastero, ci sarebbero voluti ancora due anni di lavoro, aggiungendo «… con la speranza che Israele non ci faccia cadere qualche bomba». Ma le bombe sono cadute anche lì, al momento con danni non gravissimi; il monastero è stato inserito nella lista dei siti Unesco da proteggere.
Il 23 gennaio 2024 in un incontro online Fadel ha detto: «Avrei bisogno di giorni per parlare di tutta la distruzione dei siti archeologici a cui stiamo assistendo. Stiamo documentando ogni forma di attacco su questi siti». «L’archeologia di Gaza è una testimonianza della tolleranza religiosa e della cultura umana condivisa. Non ho pianto tanto per la distruzione della mia casa quanto per la completa distruzione della Città Vecchia di Gaza».

Le parole di Nashwa e Fadel mi hanno spinto a cercare informazioni sulla sorte del patrimonio culturale di Gaza. Qualche articolo, un rapporto del dr. Ahmed Al-Barsh per due Ong e uno del Ministero della Cultura palestinese fanno luce su questo aspetto della enorme sofferenza inflitta da Israele alla popolazione di Gaza: la perdita del patrimonio culturale, parte del “memoricidio” denunciato dal coraggioso storico israeliano Ilan Pappè (La pulizia etnica della Palestina, Fazi Ed.).

Il patrimonio culturale rappresenta infatti una componente essenziale dell’identità del Popolo palestinese, la sua conservazione è parte della sua resistenza. I numerosi siti archeologici ed edifici antichi sono testimonianze delle culture, costumi e tradizioni delle popolazioni che hanno abitato questa regione nel corso dei secoli

Una storia antica

La Striscia di Gaza ha una posizione geografica strategica, come porta di collegamento tra Asia, Africa, Europa, che l’ha resa nei secoli attraente e appetibile, con una fiorente città delle spezie.
Secondo le Lettere di Tell el-Amarna risalenti al 1402-1347 a.C., era chiamata “Gazatu” e “Gazata”, una delle tre principali regioni di Canaan. Quando lo stato faraonico iniziò a declinare verso la fine del XII secolo a.C., arrivò il popolo palestinese. Gaza era una delle loro città chiave e alla fine si fusero con la popolazione indigena araba cananea. Gaza, che significa “forza”, fu chiamata così dagli Assiri, arrivati con il re Tiglat-Pileser III nel 734 a.C, che la fortificò. Poi venne Nabucodonosor con i Babilonesi e nel 529 a.C. resistette sotto la guida del persiano “Cambyz”. Nel 332 a.C. fu assediata da Alessandro Magno per due mesi, guadagnandosi il titolo di “Città dei Profumi”
La diffusione del cristianesimo a Gaza City durante il V secolo d.C. fu attribuita a un religioso denominato “Perfereus”. Monasteri e chiese proliferarono diffusamente. Nel febbraio del 634 d.C., la città di Gaza fu conquistata dal capo arabo musulmano Amr ibn al-As e vi vennero fondate moschee. Gaza raggiunse il suo apice durante l’era mamelucca. Nel 1516, i turchi ottomani presero il controllo della città, dove fondarono moschee, scuole, mercati, palazzi. Tra il 1916 e il 1917, – nel corso dello scontro tra gli alleati guidati dagli inglesi e le truppe ottomane – venne quasi completamente distrutta, ma ricostruita negli anni successivi.

La sua storia millenaria ha lasciato i segni di tante civiltà: dei Cananei, Egizi, Filistei, Assiri, Greci, Asmonei, Romani, Bizantini, Arabi, Fatimidi, Crociati, Ayubbidi, Mamelucchi, Crociati, Ottomani, fino agli inglesi (1920-48).
Dopo la fondazione dello Stato di Israele, nel 1948, Gaza passò all’Egitto, e venne occupata da Israele nel 1967. In quei decenni accolse decine di migliaia di profughi palestinesi costretti a lasciare le proprie case a causa della Nakba (catastrofe), poi della Naksa (ricaduta). Con l’espansione degli insediamenti il patrimonio culturale subì molte distruzioni.

Il patrimonio architettonico

Il patrimonio architettonico totale nel Governatorato di Gaza ammonta a 195 siti, il 60% del patrimonio architettonico complessivo della Striscia di Gaza.
Le dimore storiche ne rappresentano oltre la metà. Seguono colline e siti archeologici (39 colline), 21 moschee e luoghi di preghiera, 13 santuari e zawiya, 22 edifici di valore, 9 cimiteri, monasteri e 5 chiese, 5 palazzi, 4 mercati, 2 khan e 2 asbat, 1 fontana e 1 hammam, Al Samra.

Sono stati distrutti completamente, la Chiesa Bizantina a Jabaliya e la ortodossa Chiesa di San Porfirio, la terza chiesa più antica del mondo e uno dei più antichi monumenti archeologici cristiani, 407 d.C., nel bombardamento sono stati uccisi 18 fedeli; la moschea di Omari (Jabaliya); Sheikh Shaaban Mosque; Al-Zafar Dmari Mosque (Shuja’iya); Maqam Khaleel Al-Rahman (Abasan); il Centro per Manoscritti e documenti antichi; Anthedon, antico porto ellenistico. Sono stati danneggiati: Monastero St. Hilarion; Cimitero inglese; Moschea di Omar a Gaza, con minareto distrutto; Pasha Palace esempio unico di antichi palazzi; Al-Zawya Mercato storico centenario e l’hammam di Al Samra, il più antico e unico rimasto a Gaza.

Il patrimonio umano

La comunità artistica di Gaza costituiva un elemento vitale della società palestinese e della sua resilienza; oggi lottano per sopravvivere. Dobbiamo al Rapporto del Ministero della Cultura Palestinese le informazioni su questa distruzione
Tra le 26mila vittime della ferocia genocidaria di Israele (v. il procedimento aperto all’Aja), ci sono 41 scrittori, artisti, musicisti, donne e uomini di tutte le età. Dalle bambine di 8 anni come Sham Abu Ubaid e Leila Abdel Fattah Al-Atresh del Champions Palestinian Folk Dance Group agli anziani come Ilham Farah (84 anni) insegnante di musica, Abdul Karim Hashash, 76 anni scrittore custode del patrimonio culturale e collezionista di libri rari; Mustafa Hassani Mahmoud Al-Sawaf (68 anni), scrittore e giornalista; Salim Mustafa Al-Naffar, poeta anni 60. E tanti giovani: Lubna Aliyan giovanissima suonatrice di oud al Conservatorio Edward Said; Marwan Tarazi fotografo e storico; Tala Mohamed Balousha (17 anni) componente del gruppo Asayel Watan Folk Dance; Heba Ghazi Zaqqout artista visiva 39 anni; Heba Abu Nada scrittrice e poeta 24 anni; Omar Abu Shaweesh poeta (36 anni); Enas Mohammed Al-Saqa (53 anni) pioniera del teatro a Gaza; Yusuf Dawas artista e chitarrista “We Are Not Numbers”; Nesma Abu Sha’ira (36 anni) artista visiva; Iman Khalid Abu Saeed, lavoro culturale con bambini raccolta e pulitura di conchiglie e creazione di oggetti decorativi per case; Muhannad Amin Al-Agha (30 anni) calligrafo; Mohammed Al-Salik artista di teatro…

E non possiamo non ricordare l’eccidio di 122 giornalisti/e, unica coraggiosa fonte di informazione sul campo, avendo Israele vietato l’accesso alla stampa internazionale. Alcuni di loro hanno documentato tragicamente i loro ultimi momenti e le terribili esperienze vissute sotto i bombardamenti. Inoltre, gli attacchi aerei hanno portato alla distruzione di numerose istituzioni di media, tra cui la Mashareq Gaza Media Foundation, la sede del canale Al-Mayadeen e la Torre Al-Jalaa, che ospitava gli uffici di Al-Jazeera e dell’Associated Press (AP).

Testimoni dell’amore per la cultura

L’amore per l’arte e la cultura della popolazione di Gaza, è testimoniata dalla partecipazione annuale di circa 220mila persone in 76 centri registrati, 3 teatri, 80 biblioteche pubbliche; 15 librerie, case editrici, di distribuzione. Avevo visitato nel 2018 la sorprendente biblioteca Edward Said, creata dall’allora 24enne Mozab Abu Toha e alimentata da libri inviati da tutto il mondo. Mozab è riuscito fortunosamente, dopo essere stato sequestrato dall’esercito israeliano, ad uscire da Gaza. Della sua biblioteca non si conosce la sorte, come incerta è quella del Centro di scambio culturale italia-Palestina Vittorio Arrigoni.

Si sa invece che sono stati totalmente o parzialmente distrutti 24 centri culturali, 5 grandi biblioteche pubbliche, 11 musei, librerie, case editrici, monumenti storici, murales artistici, alcuni maqamat (santuari).

Qualche esempio: il Villaggio delle arti e artigianato, istituito nel 1998 e gestito dal Comune di Gaza, con stanze per il ricamo, la lavorazione del legno, antiche opere in rame. L’esercito israeliano ne ha utilizzato le strutture durante la sua invasione. L’ Arab Orthodox Cultural and Social Center; Rashad Al-Shawwa Cultural Center completamente distrutto; l’Unione generale dei centri di beni culturali, fondata nel 1997: 67 istituzioni culturali affiliate e più di 120 organizzazioni partner.
Il Centro per la cultura e le arti di Gaza, noto per il Red Carpet Film Festival; la Fondazione “Nawa” per la Cultura e Arti. Enorme perdita quella degli Archivi centrali nell’edificio storico del Comune di Gaza, bombardato. Contenevano documenti di oltre un secolo, memoria politica, economica, sociale e culturale della città; il Conservatorio nazionale musicale Edward Said, bombardato.

Il Conservatorio bombardato

 

Neanche le scuole e le Università sono state risparmiate: Al-Azhar; l’Università Islamica, di cui è stato ucciso il rettore Dr. Soufyan Tayeh con la sua famiglia; l’amato prof. Rafat Al-Ara’eer, scrittore poeta professore di letteratura inglese, uno dei fondatori di “We Are Not Numbers”; l’ Università Al-Aqsa e Al- Quds Open University.

Ed è solo di pochi giorni fa il raid di militari israeliani nel deposito archeologico di Gaza, supervisionato dalla Scuola francese di archeologia, condannato dal Ministero del Turismo e dell’Archeologia. «Contiene migliaia di importanti reperti rinvenuti durante gli scavi archeologici negli ultimi anni, che rappresentano una parte importante della storia di Gaza e Palestina in generale. L’assalto al deposito archeologico di Gaza da parte dell’occupazione israeliana è una grave violazione del patrimonio palestinese, viola le convenzioni internazionali come la quarta convenzione di Ginevra del 1949, la convenzione dell’Aia del 1954 sulla protezione dei beni culturali nell’evento del conflitto armato e i suoi protocolli (1954 e 1999), e la Convenzione del 1970 sulle misure da adottare per vietare e prevenire l’importazione, l’esportazione e il trasporto di proprietà illegali di beni culturali, e la Dichiarazione mondiale dell’Unesco del 2001 sulla protezione della diversità culturale».
Il ministero ha chiesto a tutte le istituzioni e organizzazioni internazionali guidate dall’Unesco di intervenire immediatamente per fermare l’aggressione e proteggere il patrimonio nazionale palestinese, che fa parte del patrimonio dell’umanità, affermando che questi atti sono un crimine di guerra secondo gli accordi internazionali.
La dichiarazione del Ministero ha confermato che centinaia di siti e monumenti sono stati distrutti durante l’aggressione, indicando che l’occupazione è un metodo passato per distruggere il patrimonio palestinese, «considerato testimone del diritto del nostro popolo a questa terra, che fa parte dell’identità culturale del popolo palestinese».

Le “selvagge” distruzioni dei Talebani in Afghanistan, i Buddha di Bamyan, e quelle di Daesh in Siria, Palmira, sono state esecrate dal mondo “civile” e hanno avuto l’attenzione delle Istituzioni preposte. Qualcuno denuncia le distruzioni di Israele in Gaza e ha a cuore il suo patrimonio culturale?

Silenzio per Gaza

 Non è la città più raffinata, né la più grande, ma equivale alla storia di una nazione.
Perché, agli occhi dei nemici, è la più ripugnante, la più povera, la più disgraziata,
la più feroce di tutti noi.
Perché è la più abile a guastare l’umore e il riposo del nemico ed è il suo incubo.
Perché è arance esplosive, bambini senza infanzia, vecchi senza vecchiaia, donne senza desideri.
Proprio perché è tutte queste cose, lei è la più bella, la più pura, la più ricca, la più degna d’amore tra tutti noi. (Mahmoud Darwish, da Silenzio per Gaza1973)

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Fonti

Report on the Impact of the Recent War in 2023 on the Cultural Heritage in Gaza Strip – Palestine
dr. Ahmed Al Barsh per ONG: heritageforpeace.org con ANSCH – The Arab Network of civil society Organisations for the safeguard of cultural heritage

The Third Preliminary Report on the Cultural Sector’s Damages of Palestine Ministry of Culture
The War on the Gaza Strip October 7, 2023 – January 7, 2024

articoli:

Francesco Bandarin, Il giornale dell’arte 11/12/24; Olivia Snaije, New Lines Mag 25/1/24
Ray Bondin, FB: Gaza an incredible heritage

 

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film da vedere a cui ci si puo linkare dal sito di codepink, femministe americane per la pace e giustizia

https://www.codepink.org/palmedia

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Ancora un ricordo ritardato, questa volta della signora Aloni, liberata a novembre e intervistata dalla CNN.

Questa reminiscenza arriva proprio quando sembra che l’IDF stia lavorando per preparare le condizioni per attaccare l’ultimo ospedale con una certa capacità a Gaza, l’al Nasser a Kan Younes.
Che l’ospedale Nasser fosse un obiettivo dell’IDF è emerso da qualche tempo di recente poiché stanno bombardando intorno e vicino ad esso, hanno distrutto parte delle strade di accesso e bombardato le abitazioni civili adiacenti, uccidendo nel frattempo un certo numero di persone.
Nasser è l’ultimo ospedale di Kan Younes con una certa capacità in posti letto e competenze, anche se a Rafah esistono ancora poche strutture, più o meno circondate e comunque con capacità minore e ridotta.
Nel frattempo le strutture della Mezzaluna Rossa Palestinese in Kentucky sono state gravemente colpite: riviste, ambulanze e l’ospedale di al Amal.
L’IDF ha colpito due volte l’ospedale da campo giordano (e ha negato di averlo fatto) che stava anche fornendo energia ad al Nasser.
I bombardamenti dell’IDF intorno all’area dei condomini dell’ospedale al Nasser hanno danneggiato anche le strade, rendendo più difficile per le persone e le ambulanze raggiungere e spaventando i rifugiati che si stavano rifugiando intorno all’ospedale.
L’ospedale Nasser è stato colpito direttamente, come nel caso di altri ospedali per quanto riguarda la terapia intensiva neonatale. Il missile non esplose, quindi i danni strutturali furono limitati, ma una ragazza, rimasta orfana di guerra e amputata, rimase uccisa.
Questo crescendo ti ricorda qualcosa?
dovrebbe, perché la tattica è stata la stessa nei confronti della disattivazione degli ospedali del nord, a partire da al Shifa, e da sempre.
Adesso ci chiedono di riacquistarlo, l’ospedale potrebbe essere bombardato perché veniva utilizzato per ospitare ostaggi. Una “ragione” molto probabilmente fabbricata e tardiva per mettere il fiocco mancante per giustificare crimini che non possono essere giustificati, in questo caso anche un’accusa che non può essere provata e quindi non può essere smentita, se non ci sono testimoni. Dipende di chi ti fidi.
Oggettivamente, oggi il testimone “da una ragione” per disattivare l’ospedale quando i tempi saranno maturi perché il delitto venga compiuto, ora Nassere “merita” il bombardamento e l’invalidità. Forse anche il suo personale merita di essere fatto sparire come quello di altri ospedali?
Per quanto riguarda i pazienti e le altre persone… al diavolo loro, immagino che pensi l’IDF.
Ma, iella, ormai abbiamo visto tutto più di una volta (esattamente almeno 30 volte, tante quante le strutture sanitarie attaccate dall’IDF) e chiuso, ma noi, non solo “noi popolo” ma anche “noi nazioni” ” e “noi ONU”, abbiamo appreso che lo scopo era quello di ferire e potenzialmente lasciare morire se non uccidere l’elettorato, negando cure di qualsiasi tipo.
Comunque lo si dica, si è trattato di un “crimine che scivola” sulla china inclinata dalla punizione collettiva al genocidio, ma sicuramente comunque un crimine.
quindi diciamolo forte, visto che abbiamo imparato e poiché il silenzio in questo caso ancor più di prima è complicità
Giù le mani da Al Nasser e da tutte le strutture sanitarie residue e cessate il fuoco adesso
Per favore risuonate
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update of the situation in Gaza da Hamas official website

*The public facilities*
▪ 385 schools and universities sustained damage from the Israeli bombing across Gaza, including 93 completely destroyed. 88% of the schools and universities infrastructure damaged across the Gaza Strip.
▪ +134 government buildings and public facilities across the Gaza Strip destroyed by the Israeli occupation.
▪ 120 mosques completely destroyed by the Israeli bombing, while nearly 212 mosques sustained partial to severe damage.
▪ 3 churches suffered severe damage as they came under direct Israeli bombing.
▪ +85 UNRWA-run facilities damaged by the Israeli bombing and airstrikes.
▪ All Gaza bakeries are shut down under lack of flour and fuel including +12 of the main bakeries across Gaza that were bombed by the Israeli warplanes.
▪ +1.612 industrial facilities completely across Gaza destroyed by the Israeli occupation army.
▪ +45.000 dunums (+11,120 acres) of agricultural lands across Gaza destroyed by the Israeli occupation.
▪ Over 70% of the electricity network across Gaza is damaged.
▪ 231 schools are currently used as shelters amid lack of all basic services.
▪ The preliminary estimates for the Palestinian losses of buildings and infrastructure exceeds $6 billion.
▪ The Israeli army destroyed more than 200 archeological and ancient sites out of 325 that are registered across the Gaza Strip in the course of its devastating onslaught since Oct. 7, including ancient churches, mosques, schools and museums and other different historical and archeological sites and monuments.
o The Israeli occupation army dropped over 65.000 tons of explosives on Gaza between October 7 & December 27, equaling more than two times the force of the atomic bomb dropped on Hiroshima, Japan in World War II.
o The Israeli occupation army also acknowledged that it had struck the Gaza Strip with more than 100,000 artillery shells between 27 October and 5 December.
o Around 800,000 Palestinians are still in Gaza city and the North Governorate under a complete suffocating siege, they are on the verge of famine, as no bakeries are working, no adequate water and no fuel badly needed to run generators in hospitals, sanitation facilities and in other vital facilities.
o The entire population of the Gaza Strip are living in deep humanitarian crisis amid lack of all essentials of life including food, water, fuel\energy, medicines. Israeli bombing is everywhere; people – especially children – are living in constant fear and insecurity.
Jan 09, 2024
 ⭕️ Government Media Office..
The most important statistics of the genocidal war waged by the “Israeli” occupation on the Gaza Strip..
⭕️– (100) days since the genocidal war.
⭕️ (1,993) massacres committed by the occupation army.
⭕️ (30,843) martyrs and missing persons.
⭕️(23,843) martyrs who arrived in hospitals.
⭕️(10,400) child martyrs.
⭕️(7,100) women martyrs.
⭕️ (337) martyrs of medical teams.
⭕️ (45) martyrs from the Civil Defense.
⭕️ (117) martyred journalists.
⭕️ (7,000) missing, 70% of whom are children and women.
⭕️ (60,317) injured.
⭕️ (6,200) injured people need to travel for treatment to save a life.
⭕️  (707) wounded, only those who traveled for treatment.
⭕️ (10,000) cancer patients face the risk of death.
⭕️ (99) cases of arrest of health personnel.
⭕️ (10) detained journalists.
⭕️(2) million displaced people in the Gaza Strip.
⭕️ (400,000) infected with infectious diseases as a result of displacement.
⭕️ (134) government headquarters destroyed by the occupation.
⭕️(95) schools and universities were completely destroyed by the occupation.
⭕️(295) schools and universities that were partially destroyed by the occupation.
⭕️ (145) mosques were completely destroyed by the occupation.
⭕️ (243) mosques partially destroyed by the occupation.
⭕️ (3) Churches targeted and destroyed by the occupation.
⭕️ (69,300) housing units were completely destroyed by the occupation.
⭕️(290,000) housing units partially destroyed by the occupation.
⭕️(65,000) tons of explosives dropped by the occupation on Gaza.
⭕️ (30) Hospitals taken out of service by the occupation.
⭕️ (53) health centers that the occupation put out of service.
⭕️ (150) health institutions were partially targeted by the occupation.
⭕️ (121) ambulances destroyed by the occupation army.
⭕️(200) archaeological and heritage sites destroyed by the occupation.
Jan 14, 2024
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Le statistiche più importanti della guerra genocida condotta dall’occupazione “israeliana” nella Striscia di Gaza.

⭕️– (100) giorni dalla guerra genocida.

⭕️ (1.993) massacri commessi dall’esercito di occupazione.

⭕️ (30.843) martiri e scomparsi.

⭕️(23.843) martiri arrivati ​​negli ospedali.

⭕️(10.400) bambini martiri.

⭕️(7.100) donne martiri.

⭕️ (337) martiri delle équipe mediche.

⭕️ (45) martiri della Protezione Civile.

⭕️ (117) giornalisti martiri.

⭕️ (7.000) dispersi, il 70% dei quali sono bambini e donne.

⭕️ (60.317) feriti.

⭕️ (6.200) feriti devono viaggiare per ricevere cure per salvare una vita.

⭕️ (707) feriti, solo coloro che hanno viaggiato per cure.

⭕️ (10.000) malati di cancro corrono il rischio di morte.

⭕️ (99) casi di arresto di personale sanitario.

⭕️ (10) giornalisti detenuti.

⭕️(2) milioni di sfollati nella Striscia di Gaza.

⭕️ (400.000) contagiati da malattie infettive a seguito dello sfollamento.

⭕️ (134) sedi governative distrutte dall’occupazione.

⭕️(95) scuole e università furono completamente distrutte dall’occupazione.

⭕️(295) scuole e università parzialmente distrutte dall’occupazione.

⭕️ (145) moschee furono completamente distrutte dall’occupazione.

⭕️ (243) moschee parzialmente distrutte dall’occupazione.

⭕️ (3) Chiese prese di mira e distrutte dall’occupazione.

⭕️ (69.300) unità abitative furono completamente distrutte dall’occupazione.

⭕️(290.000) unità abitative parzialmente distrutte dall’occupazione.

⭕️(65.000) tonnellate di esplosivo sganciate dall’occupazione su Gaza.

⭕️ (30) Ospedali messi fuori servizio dall’occupazione.

⭕️ (53) centri sanitari che l’occupazione ha messo fuori servizio.

⭕️ (150) istituzioni sanitarie sono state parzialmente prese di mira dall’occupazione.

⭕️ (121) ambulanze distrutte dall’esercito di occupazione.

⭕️(200) siti archeologici e del patrimonio distrutti dall’occupazione.

14 gennaio 2024

Sito ufficiale – Movimento Hamas

Posted in War | Comments Off on Le statistiche più importanti della guerra genocida condotta dall’occupazione “israeliana” nella Striscia di Gaza.

Please share my message with whoever you want

Please do… I managed to translate in English for you

– people used to ask me is there any place or apartment for rent in Rafah, then the question becomes: is there a tent? Today someone asked me is there an open or empty space?!
– With the absence of medication for Epilepsy, several deaths were reported in shelters, not only that, when the seizure started, the family couldn’t call ambulance, as connections are down, for hours, the patient suffered then die!!  Cancer patients are dying in daily basis
– For 4 days now, several families have been sleeping in the open close to the beach with no blankets or mattresses in such cold and rainy weather!!
– For the past 10 days, we fail to provide or deliver any food to all shelters hosting internally displaced persons!! 10 days with no food!!! This is in Rafah..in Khanyounis and Middle it’s more than 20 days!!! Not only food, even children milk is not provided!! In Gaza even worse, we managed to deliver a convoy of 8 trucks of flour, two were looted by starving groups fighting over them, few minutes later, snipers started shooting them down!! 21 killed over the flour!!
This is a living hell…are we still on planet earth? Is there any human or humanity left?

AZZAM ABU HABIB (UNWRA)

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press statement/ news and debunk of rape /310 Israelis support South Africa’s lawsuit / incitement cases

A press statement issued by the government media office in Gaza
⭕️ We call on our brothers in Egypt to open the Rafah crossing and agree to transfer 6,000 wounded people for treatment abroad immediately and urgently..
⭕️ In light of the catastrophic reality that the health sector and hospitals in the Gaza Strip are suffering from, as a result of the occupation targeting them and putting 30 hospitals completely out of service, and in light of the number of infections exceeding 58,000, including 6,000 (life-saving) infections and nearly 5,000 serious injuries; We appeal to our brothers in Egypt to urgently open the Rafah crossing and agree to transfer 6,000 wounded for treatment abroad immediately due to the inability of hospitals in the Gaza Strip to treat this huge number of wounded with critical and serious injuries.
⭕️ Unfortunately, only 10 to 20 wounded are allowed to be transferred daily, and this small number works to exacerbate the suffering of the wounded, whose numbers increase in the hundreds on a daily basis, in addition to calling on Egypt to improve the mechanism for approving the transfer and transfer of the wounded so that it becomes hundreds and thousands instead of approving only a few dozen.
⭕️ We appeal to all countries of the world to intervene immediately and urgently in order to save the lives of the wounded in the Gaza Strip. Every day more martyrs rise as a result of the lack of adequate health and medical services for all these numbers.
⭕️ We call on the international community and the United States of America to put pressure on the “Israeli” occupation to stop the genocidal war waged by the occupation army against our defenseless Palestinian people.
⭕️ We call on everyone to bear their moral and humanitarian responsibility in the face of the suffering of civilians, children and women in the Gaza Strip, as they are slaughtered from vein to vein while the world watches this tragedy.
‌‏Jan 08, 2024310 Israelis support South Africa’s lawsuit against Israel at the International Court in the Hague

310 Israeli citizens (as of Sunday evening) signed a petition addressed to the International Court of Justice in The Hague, expressing their support for the lawsuit filed by South Africa against the State of Israel. The petition read:
We, Israeli citizens, write to express our support for South Africa’s proceedings before the ICJ claiming that Israel’s conduct in Gaza violates its obligations under the Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide. The materials that emerge from South Africa’s application are horrific and credible. Israel is taking systematic steps to wipe out the population of Gaza, to starve them, to abuse them and to displace them. It implements a policy of erasing life possibilities, and Tsher leads to genocide. It systematically kills large sections of the population, leading academics, writers, doctors, medical staff, journalists and ordinary citizens.
We join the double concern expressed in the proceedings that Israel violates its obligations by committing genocide against Palestinians in Gaza, and by failing to prevent the genocide, including by failing to hold senior Israeli officials and others accountable for their direct and public incitement to genocide. We also join the applicants requesting a series of “provisional measures,” including that Israel immediately suspend its military operations in Gaza.
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Initiators of the opetition include social worker Lior Kay, as well as Dr. Anat Matar and peace activist Yonathan Pollak. Lior Kay says: “Shortly after launching the petition we already got hundreds of signatures, and more keep coming in.  We know that in the public mood prevailing nowadays in Israel, our initiative may provoke anger and outrage and we may face oppressive measures by the authorities, as was done against many Israeli citizens who expressed opposition to the war or even simple compassion for the many dead of Gaza. Still, we are bound to take this conscientious step, in face of the atrocities perpetrated every day and even every hour by our country.
As noted also in South Africa’s suit, the horrors perpetrated by Hamas on October 7 offer no justification whatsoever for the complete destruction of the Gaza Strip, the killing of 22,000 people including thousands of children, and the expulsion two million people from their homes to live under the open sky in terrible conditions of hunger and rampant disease.”
Contact: Dr. Anat Matar:  +972-52-8560001

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